Itinerari sabbatici - Testimonianze

  • Sono contento di aver incrociato la vita di altri preti che mi hanno fatto incontrare un’umanità bella, autentica, tutt’altro che clericale: mi fa sentire in pace con il clero.
  • Ho sperimentato il regalo della vita degli altri. Senso forte di fraternità e comunione. Il paralitico prende il suo lettuccio e va: occorre che io porti la mia storia. Il Signore mi restituisce alla vita, nonostante le mie palle ai piedi.
  • Si sono aperte delle ferite, ma le ferite possono diventare delle feritoie.
  • E’ stato un riprendermi in mano. E’ stata l’esperienza giusta al momento giusto. Ho apprezzato la discrezione e la profonda unità tra Parola e vita.
  • Bontà, bellezza, gratitudine. Ho il desiderio di rintracciare la mia vita nel passato per ritracciare il mio futuro.
  • Ho riscoperto l’importanza delle relazioni e del vivere in comunità. Importante anche convivere con i propri limiti e fragilità.
  • Non pretendo di cambiare, di trovare soluzioni, di cavarmela da solo. Ho vissuto un sentimento di abbandono perché sentivo che ero voluto bene. Ringrazio del bene che mi avete fatto e perché l’avete fatto bene. Si è aperta una porta.
  • Questo tempo non è per coloro che sono in crisi o in emergenza, ma è per vivere meglio.
  • E’ stato un tempo rivitalizzante di riposo spirituale, un viaggio nella memoria, una "anamnesi" del mio cammino umano e cristiano per scoprire o riscoprire e contemplare la bontà e la grandezza di Dio nella mia vita.
  • L’interesse assolutamente rispettoso e vicendevole verso il vissuto di ognuno, la partecipazione alla preghiera, il coinvolgimento liturgico, lo svago “fuori porta” e a contatto con la natura, abbiamo potuto (quasi) “vedere e toccare con mano” come, quando e quanto lo Spirito di Dio agisce e si manifesta pur nella nostra fragilità, “malattia” e piccolezza.
  • Non riesco a definire la specificità di questo percorso eppure è proprio quello che cercavo. Adesso che sta terminando riconosco che avevo proprio bisogno di questo mix di ferie, esercizi spirituali, fraternità, interventi… Il valore grande di queste settimane è stato la centralità data alla persona che è messa in gioco in tutte le sue dimensioni.
  • Il tratto di fondo di questo percorso, mi pare sia la formazione. La formazione intesa in modo nuovo, non come racconto di informazioni, ma come racconto della persona nell’unità di corpo e spirito, di uomo, credente e prete. Un altro tratto importante è il ruolo dell’équipe. È stato un dono grande poter beneficiare di cinque persone che si sono messe a disposizione di tredici persone! È un investimento apparentemente opposto alla produttività eppure proprio dal loro insieme e dalla loro complementarietà è nato il clima adatto: ogni persona si sentiva pienamente libera e nello stesso tempo era coinvolta e portata.
  • La caratteristica che mi ha particolarmente colpito e aiutato nel percorso, è stata la sospensione del giudizio in tutti gli ambienti. Percepire di non essere giudicati, ci ha favorito nell’esporci e nell’esprimerci liberamente. L’assenza di giudizi crea un clima di verità e autenticità molto favorevole alla condivisione e alla fraternità. Ruolo rilevante l’ha svolto pure l’équipe perché con tenacia e creatività ha saputo portarci a fare esperienza di unificazione della vita.